Scrivo questa pagina di diario per raccontarvi e ricordarmi dell’esperienza in veste di Blogger al Pedras et Sonus Jazz Festival: un’evento che ha unito musicisti e artigiani sardi. Vi ho portato con me durante tutte le serate tramite le stories di @unasardatralenuvole. Abbiamo assistito a backstage e soundcheck, conosciuto gli artisti e ovviamente ascoltato della buona musica. È arrivato il momento di mettere tutto nero su bianco, non sarà facile trovare le parole giuste, ma ci proverò.

Avevo parlato con Zoe solo per telefono, sarebbe stata una cosa nuova per entrambe. Lei ha voluto inserire una figura inedita nel suo festival per raccontarlo tramite i social, io ho accettato di mettermi alla prova.

Non sono un’esperta di musica, la musica è sempre stata presente nella mia vita ma senza esserne protagonista. Come quell’amico che non vedi mai ma sai che nel momento del bisogno non esiterà a starti accanto. Niente è come un brano adatto al momento giusto, quando ti senti solo o non trovi le parole per esprimerti.

Zoe Pia è una musicista, un’artista e la direttrice artistica del Pedras et Sonus. Ci siamo incontrate nel suo paese d’origine : Mogoro, dove mi ha raccontato il suo progetto. Per questa terza edizione ha creato delle vetrine sonore: il festival vedrà esibirsi sul palco i musicisti accompagnati dagli artigiani dell’isola. Un mix vincente che ha dato spazio a diversi artisti sardi, tutti diversi tra loro ma con una comune storia profonda e significativa. Ho ammirato la sfida nell’architettare un festival musicale post pandemia. L’impegno di tutto lo staff per organizzare e far rispettare le distanze è stato ammirevole e ogni serata si è svolta nel pieno rispetto delle nuove normative.

Inoltre la mia passione per il viaggio è stata ampiamente soddisfatta poiché il Festival è stato “itinerante”. Dalla piazza principale di Mogoro ci siamo poi spostati al giardino botanico di Masullas, per le strade di Siris, all’esterno del Museo di Gonnostramtza, Pau, Pompu e Simala. Un vero e proprio percorso attraverso l’unione dei comuni Parte Montis.

La prima serata si è svolta davanti alla Chiesa del Carmine a Mogoro, un teatro a cielo aperto pittoresco e magico. Dopo aver osservato più volte il mio nome nel pass dello staff con aria incredula e grata, mi sono avviata alle prove.

Paolo Angeli con l’immancabile maglia a righe era già sul palco, accordava uno strumento che non avevo mai visto. L’ho osservato a lungo da lontano, estremamente curiosa. Paolo è una di quelle persone che brillano di luce propria, si capisce subito. Sono riuscita a parlargli durante la cena di gruppo, davanti a una pizza e una birra da Ziu Ninnu. Mi ha raccontato dei primi anni a Palau, della passione per la musica fin da bambino, degli studi in Sardegna e poi quelli a Bologna, fino a Barcellona. Si definisce un nomade. Ci racconta della sua chitarra orchestra, uno strumento unico creato con l’aiuto di vari maestri artigiani. Vi chiedo scusa perché a livello tecnico non saprei davvero descriverla ma posso solo dirvi che Paolo ha suonato una chitarra, un violino, un piano, un basso e molto altro, il tutto assemblato in un unico strumento. Paolo ha diviso il palco con Federico Coni detto anche Maestrodascia Il Baloccaio.

Attratta dal suo banco di lavoro letteralmente invaso da fenicotteri con il cilindro, pinguini con il papion e giocattoli di legno, ne ho approfittato subito per chiacchierare con Federico. Maestrodascia ( si, tutto attaccato) è un Baloccaio. Dopo centotredici anni ha rivoluzionato la tradizione di famiglia trasformando la lavorazione del legno in qualcosa di nuovo, fresco che rispecchiasse la sua anima creativa. Il Baloccaio è legato al mondo dei sogni e del gioco, ha mantenuto il legno come filo conduttore per creare il suo universo artistico fatto di ” complementi d’arredo antropologia-zoomorfi con legni di recupero”. Sono una grande sognatrice, amo il gioco e la fantasia sicuramente è per questo che sono entrata subito in empatia con Federico. Il suo laboratorio si trova ad Ales, ma per la serata del Festival ha trasferito gli strumenti di lavoro sul palco e ha costruito uno stormo , si letteralmente uno stormo, di fenicotteri.

Paolo è stato magistrale, mentre suonava il Maestrodascia lavorava il legno, il pubblico era rapito e attento, non sarebbe potuto essere altrimenti.

Durante la permanenza a Mogoro ho visitato anche la 59esima Fiera dell’artigianato in Sardegna e passato gran parte del tempo ( tra aperitivi e lavoro) al Caffè Gitano. Durante la settimana del festival ho infatti approfittato delle ore libere per scoprire il territorio.

Per la seconda serata abbiamo lasciato Mogoro e ci siamo spostati a Siris, che conta duecento anime circa. Andrea Casciu, illustratore, tatuatore e muralista era già immerso in un grande murales nel parco comunale.

” Non ho ancora deciso se il murales rappresenta una banda, un rito, o qualcos’altro. È sicuramente ispirato all’immaginario sardo come si può dedurre dai personaggi fantastici che impersonano tratti tipici della nostra tradizione. Il cinghiale nel mezzo è il protettore della Cava di ossidiana del Monte Arci, e regge infatti un pezzo della pietra nera. La figura che suona le launeddas è un richiamo alle maschere fenicio-puniche. Il terzo invece, che suona un tamburo, è chiaramente ispirato al cervo e a su boi”. Mi spiega che nonostante viva a Bologna da diversi anni la Sardegna è una costante nella sua arte.

Mentre Andrea lavorava al murales dedicato al festival, la Big River Marching Band di Fluminimaggiore si è esibita per le vie del paese seguita dal pubblico a debita distanza. L’idea di visitare le strade di Siris accompagnati dalla musica mi è piaciuta parecchio. Sono state ore spensierate e molto suggestive.

La terza serata l’ho passata in compagnia della mia cara amica Jessica che è stata con me per due giornate. Tra un tuffo nella costa ovest, un bicchiere di Semidano ai piedi del nuraghe Cuccurada e nuovi amici, ci siamo godute l’esibizione della Crazy Ramblers Hot Jazz Orchestra nel parco comunale di Simala. Stavolta nonostante fossimo seduti nelle gradinate di pietra abbiamo viaggiato con la musica: i brani jazz ci hanno trasportato nell’America degli anni ’20 da New Orleans a Chicago.

La sera successiva a Gonnostramatza il palco era l’esterno del Museo Turcus et Morus. Ammetto che l’esibizione di Francesco Piu accompagnato da Gavino Riva e Paolo Succu è stata sensazionale; il pubblico non si è risparmiato negli applausi “croccanti”. Il Blues ha avvolto l’intero paese dando vita a un’atmosfera magica e travolgente. Accanto alla band c’era la stilista e designer sarda ( ormai con base a Milano) Alessandra Curreli che ha dipinto in diretta uno dei suoi abiti ispirandosi al movimento Black Lives Matter. Oltre a essere decisamente bella e solare, Alessandra mi ha colpito per la sua forte determinazione e caparbietà che l’hanno portata a realizzare i suoi sogni senza riserve. Inoltre è stata proprio lei a vestire Zoe durante il Festival, tutti i look erano accompagnati dagli splendidi gioielli di Anna D’Arte orafa e filigranista sarda.

Sfortunatamente non ho potuto presenziare alla serata del 21 quando la Mogoro Marching Band si è esibita a Pompu.

Per la penultima serata a fare da teatro è stato il giardino botanico di Masullas dove si è esibita la cantautrice Francesca Corrias insieme alla band Sunflower Quartet. Ad accompagnare le canzoni in lingua sarda c’era Iosella la più giovane delle tessitrici di Mogoro, ormai unite da quarantadue anni nella cooperativa Su Trobasciu. Mente la voce di Francesca cantava storie legate alla nostra tradizione, Iosella tesseva trame nel suo telaio. Un’alta vetrina sonora perfettamente riuscita, a confermarlo le numerose richieste di bis e applausi.

Il ventisei agosto il Pedras et Sonus Festival si è spostato a Pau, un paesino dell’oristanese dove le dolci forme della Marmilla incontrano quelle vulcaniche. Ne ho approfittato per visitare il museo dell’ossidiana, unico in Europa. È proprio l’esterno del museo ad aver ospitato l’ultima serata del festival. Un finale davvero suggestivo quello regalato da Zoe Pia e il compagno Roberto De Nittis. I brani estratti dall’album Shardana hanno emozionato tutti, accompagnati dai versi in prosa dell’archeologa Giulia Balzano, fino a concludersi con il coro di Pau. Un finale poetico e a dir poco perfetto.

Poter raccontare attraverso i miei occhi un’evento simile, che si propone di dar spazio alla nostra terra e ai nostri artisti è stata un’esperienza incredibile e un grande onore. Oltre alla meravigliosa Zoe ho avuto modo di lavorare accanto al regista Alberto Gambato che non si è fermato a una semplice clip ma ha realizzato un vero e proprio cortometraggio. Ho avuto il piacere di lavorare insieme al fotografo cagliaritano Paolo Piga, tutti gli scatti che accompagnano le mie parole sono fatti da lui. L’atmosfera creata dallo staff e dai partecipanti è stata sempre positiva e accogliente, come fossimo tutti una grande famiglia. Spero di aver trasmesso anche a voi tutte le emozioni che il festival mi ha regalato.

Ringrazio ancora, e con tutto il cuore Zoe Pia per la fiducia e l’opportunità, e con lei tutte le persone che sono state sempre gentili e disponibili. Non vedo l’ora che inizi la quarta edizione, magari ci si vede lì l’anno prossimo cari lettori!

La musica e l’arte si confermano un collante perfetto per unire tutti sotto un unico cielo stellato. E sappiamo bene quanto ne abbiamo bisogno.