Ho appena finito una lezione di yoga, era da tempo che non mi ci dedicavo. Mi è tornato in mente che è proprio durante quest’anno che ho iniziato a praticare. Forse praticare è una parola grossa in effetti, sono stata incostante, come mi succede spesso. Ma quelle volte in cui mi sono regalata una mezzora sul tappetino ne è valsa la pena.

Mi chiedo spesso perché alcune cose che mi fanno star bene non riesco a tramutarle in abitudini. Alcune si, altre no. Forse è sorta di autosabotaggio, non so.

Oggi mi sono rilassata. La lezione mi è piaciuta talmente tanto che ho fatto anche un poco di meditazione, mi sono lasciata avvolgere dal profumo di vaniglia sprigionato dalla candela nuova. Adoro le candele profumate.

Poi ho aperto Instagram e la mia amica Giulia parlava del suo annuale articolo con buoni propositi e racconti dei mesi trascorsi. Un secondo dopo eccomi qui, ancora sul tappetino, la candela accanto e le dita sul pc. Provo una strana sensazione, da un lato mi pare che il 2020 sia durato per un tempo infinito, dall’altra invece, in un battito d’ali.

Era gennaio, creavo il nuovo sito, mandavo messaggi ai miei amici in Australia per chiedere come si prospettavano i raccolti. Era proprio li che dovevo tornare, in Australia. Ci aspettava un anno di vita in tenda, lavoro nei campi e lunghe tratte in macchina.

Quando il covid era solo ” una brutta influenza in Cina” io facevo controlli incrociati su Skyscanner, mi premeva capire dove atterrare, a Brisbane o Cairns? Il primo lockdown ci ha fatto perdere il volo, ma non le speranze. Chi poteva immaginare che oggi, quasi un anno dopo, saremo stati ancora qui? Con un visto scaduto e l’ennesima vita non programmata davanti? Siamo andati a vedere i tulipani io e Manu, come se del resto non ci importasse, e ci siamo abbracciati, quando si vociferava che anche gli abbracci sarebbero stati proibiti.

Ricordo di non essermi mai abbattuta. Forse perché io non mi sono mai fermata in vita mia, e quello stop forzato unito alla salute stabile, mi è quasi piaciuto. Nei dodici mesi appena trascorsi ho studiato tanto, tantissimo. Ho seminato il mio progetto, ho investito, ho letto, ho imparato.

Ho impregnato il mio cervello di informazioni, dati e storie. È cosi che mi rilasso, è cosi che mi godo il tempo. Sono una persona iperattiva.

Ho fatto all in, non ho ripreso a lavorare, ho ballato un valzer di cui non conoscevo i passi sopra il tavolo verde da poker. Un movimento dopo l’altro, comportandomi come se sapessi esattamente cosa fare. Be’ non lo sapevo. Ma sentivo che i passi erano giusti, e se c’è una cosa che ho imparato, è a fidarmi del mio istinto.

Ho preso il sole di Aprile nel terrazzo, mangiando ghiaccioli alla menta, annusato papaveri rossi attraverso una mascherina, ho lasciato alberi secchi per poi ritrovare mandorli in fiore. Ho scritto del viaggio in Asia nel 2017, ho scritto email, ho scritto di posti meravigliosi. Guidato la panda di nonno senza servosterzo.

Mi sono lasciata sorprendere dalla mia Terra. Ho permesso alla Sardegna di essere la mia seducente amante. Mi sono lasciata trasportare tra boschi e vecchie dimore, ho affondato i denti in piatti sorprendenti, fatto brillare gli occhi davanti a vecchie tessitrici, annusato la Barbagia, camminato scalza tra le case delle fate, mi sono lasciata baciare dal maestrale. Ho permesso alle onde di accarezzarmi, ai tramonti di emozionarmi e alle anime del passato di confidarsi. Ho imparato a riconoscere il ginepro, lasciata cullare dal mio mare amico fidato, ho chiesto energia alle vecchie tombe dei giganti.

C’è stato un mese in particolare che mi ha scosso. Mi pare fosse a cavallo tra Agosto e Settembre, ero stanca, affaticata. Troppe novità, troppe sensazioni. Una parte di me si è staccata prepotentemente, si è gettata nel fuoco incantevole e mi ha chiesto di raggiungerla, per danzare insieme. Ho sempre amato le fiamme, ma so bene quanto dolore possano provocare.

Sono stata a Firenze, ho colmato il cuore d’amore mentre Ross mi scioglieva i nodi con una spazzola e Giulia parlava. Siamo rimaste sveglie fino a tardi, a parlare come sorelle, senza uno schermo a dividerci. Mi mancano.

Ho ascoltato musica, bevuto parecchi bicchieri di vino con la mia amica Je. Abbiamo guidato per diversi km, dormito in letti diversi, riso, scherzato e sudato sotto il sole cocente di un’estate indimenticabile. Ci siamo sedute in un bar, e in quella che sembrava una chiacchierata come tante ,abbiamo capito di essere essenziali l’una per l’altra, nonostante tutto.

Di questo anno ricorderò i ravioli di signor Angelo, la scalata nel Supramonte, l’intraducibile aura di signora Speranza, una notte stellata, insonnia, consapevolezza, un loft davanti al Duomo. Il mare con mamma a Novembre inoltrato, i tarocchi di Marsiglia che mi hanno chiamato, il bagno nuda con donne selvagge tra i posti segreti della Gallura, capelli lunghi e laghi maestosi.

Sembra quasi un sogno. Uno di quelli che ti lasciano stordita, spaventata ed eccitata allo stesso tempo. I contorni sono sfasati, le immagini poco chiare, ma le emozioni, sulla lingua e sulla pelle, quelle si, sono reali.

Cosa mi aspetto dal nuovo anno? E che ne so, avete ancora voglia di fare piani?

Mi permetto un augurio, per me e per voi: che la magia ci riempia il cuore. Con affetto,

LUCIA