Negli ultimi giorni mi sono trovata davanti a eventi social e riflessioni ingarbugliate. La pancia di Chiara Ferragni, le parole di Pio e Amedeo, la censura di un canale pubblico per cui sono obbligata a pagare un canone, l’esponente di un partito che si permette di dire come dovrebbe comportarsi la vittima di uno stupro, una giovane imprenditrice calunniata da chi non accetta il progresso.

Passo sui social almeno la metà delle mie giornate per motivi lavorativi, e spesso sono bombardata da opinioni e pareri di altri a tal punto da perdere il mio punto di vista e vacillare in un mare di parole provenienti da fazioni diverse. Allora ho fatto una cosa, mi sono messa l’elmetto e rifugiata in trincea, perché è bellissimo ascoltare opinioni differenti per acquisire punti di vista nuovi ma è anche giusto non lasciarsi influenzare da tutto e tutti e farsi una propria idea.

Ho visto un video in cui Chiara Ferragni invita ad amare il proprio corpo in qualsiasi situazione, lei mostra una pancina post parto che evidentemente per lei è un cambiamento degno di attenzione avendo avuto la pancia sempre piatta. La prima cosa che ho pensato? Chiara ma va! Ho letto migliaia di insulti, donne che la attaccavano perché le aveva fatte sentire inadeguate. Poi mi sono ricordata di una cosa.

Io non sono mai stata a mio agio con il mio corpo, da quando sono bambina vedo allo specchio una distorsione di quella che sono, ogni boccone che ingoio ha il peso di un macigno nella mia testa ed è accompagnato da pensieri contrastanti. Quando ho iniziato a sentirmi inadeguata? Quando mi ci hanno fatto sentire, con il peso delle parole mi hanno frantumato l’autostima facendomi credere che il mio copro ( normalissimo ) fosse grasso. Sono bastate le parole a farmi vivere nell’angoscia del peso, nella paura della bilancia. Combatto ancora con questi pensieri, per quanto ora sia più a mio agio con me stessa vedo sempre troppa carne, e ogni volta che qualcuno mi dice : ma cosa dici stai benissimo, ma se sei magra, non dire che sei grassa perché i grassi sono altri, ti metti problemi per niente, ecco io soffro da morire. Voglio il diritto di sentirmi inadeguata, anche se ho 5kg di sovrappeso e non 50. Il mio corpo sarà percepito in modo diverso da donne di taglie diverse, di culture diverse, di generazioni diverse, ma io voglio la mia sacrosanta libertà di sentirmi inadeguata senza essere giudicata o paragonata ad altri. Penso a chi soffre di disturbi alimentari e con una pancia come quella di Chiara si sentirebbe sovrappeso, e a chi pagherebbe oro per averla. Quindi Chiara, spero che quella pancia che per qualcuno è minuscola e per qualcuno eccessiva ti renda comunque libera di sentirti come cavolo ti pare. E soprattutto, che le donne smettano di vomitare la loro frustrazione con parole di veleno dietro una tastiera.

C’è poi stato il discorso di Pio e Amedeo a canale 5. Sinceramente? Guardo Pio e Amedeo da anni, mi fanno spesso ridere e ho seguito le tre puntate del loro programma con piacere, la parte incriminata un poco meno. Ho imparato che la percezione che abbiamo di alcune cose dipende dal contesto in cui cresciamo e dal genere a cui apparteniamo, e che spesso impunto d’incontro è dare il giusto peso alle cose. Ma non sempre. Per esempio io e mio marito apparteniamo a due regioni diverse, generazioni diverse, siamo stati cresciuti in modo diverso e spesso ci scontriamo sul peso che diamo alle parole e all’ironia che ne facciamo. Insomma, ho ascoltato più volte il discorso di Amedeo e non ci ho visto cattiveria, ma un garbuglio di concetti che stonavano tra loro, soprattutto perché rivolti a un vastissimo pubblico, in prima serata e con il DDL Zan che da due anni lotta per essere approvato. Ricollegandomi al discorso di prima, trovo che non sia giusto parlare per le minoranze a cui apparteniamo, se non per difenderne i diritti, ma per quanto buone siano le nostre intenzioni non sappiamo cosa significhi essere qualcosa che non siamo e che non potremmo mai essere.

Posso lottare per il razzismo ma con la consapevolezza di essere una donna bianca occidentale altamente privilegiata, posso firmare la petizione per il DDL Zan ma non dire a un ragazzo come reagire nel sentirsi dire frocio, posso sentirmi inadeguata guardando la pancia di Chiara ma non per questo insultarla. Un’altra cosa che posso fare è intervenire a favore di chi ha bisogno, non riprenderlo. Qualche settimana fa è uscito un video in cui due ragazzi si baciavano e un signore ha iniziato a tirargli contro pietre e per poi picchiare uno dei due. Quello che mi ha lasciata sconvolta è stato sentire le voci in sottofondo di persone che si sono preoccupate di registrare un video e non di salvare il ragazzo dai pugni. Ho molta paura di questa indifferenza, terrore, che si sta sviluppando ultimamente, le persone ti riprendono e non ti aiutano.

Lavoravo in un ristorante, gestivo la sala esterna in una via del centro, un giorno ho avuto una discussione con un ragazzo che disturbava i clienti, dopo avergli chiesto piu volte gentilmente di andarsene ha alzato la voce, mi ha urliamo davanti a circa 40 persone che ero una donna e come tale dovevo stare zitta e non permettermi di dirgli cosa doveva fare, poi ha cercato di darmi un pugno e nessuno NESSUNO di quei 40 si è mosso da tavola per aiutarmi. Questo mi ha fatto più paura della violenza di quello stronzo.

Un’altra volta alla fine del turno di notte furi dal locale abbiamo sentito delle urla, un ragazzo stava picchiando la ragazza. Sono corsa istintivamente insieme a due colleghe in sua difesa, per poi rendermi conto che tutti i colleghi uomini erano rimasti indietro a guardare e farsi i fatti loro.

Un’altra cosa che trovo aberrante è chi si permette di dire come dovrebbe sentirsi una vittima di violenza, se vittima di violenza non lo è mai stato. Chi dice che ci lamentiamo per tutto e ora anche un fischio per strada è diventato oggetto di lamentela. L’ultima volta che mi hanno fischiato per strada ero sola e mi hanno circondato in tre, con bottiglie di vetro e fare invadente, e io potevo solo camminare veloce mentre cercavano di attaccarmi al muro, non c’era un’anima in strada. Avrei voluto dirgli di andare a farsi fottere? Tirare un pugno? Altroché, e invece il mio cervello mi ha ricordato che ero sola contro tre uomini sbronzi e con bottiglie di vetro in mano e che non sarei stata in grado di uscirne illesa. Sapete cosa significa essere inerme? Doverti abbandonare al destino perché non sei in grado di difenderti? Se la risposta è no, non mettetevi al posto di chi lo sa. E ci tengo a precisare che questo è un fatto che nella vita di molte donne rappresenta la quotidianità, e ogni fischio per strada è un richiamo a quella paura sopra descritta. Quindi no, non è l’ennesima lamentela inutile.

Se non ti hanno mai picchiato non sai come ci si sente.

Se non sei stato vittima di uno stupro non sai come reagiresti.

Se non consoci i trascorsi di una persona no giudicare le sue scelte.

Se non sei mai stato affetto da disturbi alimentari non sottovalutare le emozioni di chi ne soffre.

Se non sei mai stato deriso, insultato, picchiato perché ami una persona del tuo stesso sesso non metterti nei panni di chi viene chiamato frocio.

Vivo in un paese dove un artista viene limitato nella sua libertà d’espressione prima di salire su un palco, e dove gli altri artisti si limitano a cantare e a non dar voce al popolo.

Vivo in un paese dove la vita delle persone viene misurata in base al colore della pelle, perché 130 persone morte in mare con la pelle nera hanno meno importanza di 130 morte di covid con la pelle bianca.

Vivo in un paese dove le donne insultano le donne: perché sono troppo magre o troppo grasse, troppo felici, troppo tristi, troppo madri, poco madri, troppo sboccate, troppo noiose, troppo e basta.

Vivo in un paese che sembra la Nottingham di Robin Hood, dove i poveri diventano sempre più poveri e i ricchi stereo più ricchi.

Vivo in un paese dove tutti fanno i coraggiosi sui social e al momento di scendere in piazza si nascondono in casa.

Vivo in un paese dove i giovani che si reinventano vengono presi di mira e insultati da lingue malevole che non accettano che qualcuno abbia fatto le cose da solo e con grandi risultati.

E nonostante questo, vivo in un paese pieno di persone meravigliose che continuano a lottare ogni giorno senza la paura della gogna mediatica per difendere i diritti di tutti.

Lucia.